LUCCA – L’inquinamento da polveri sottili resta un problema serio nella Piana di Lucca. Tra la fine di dicembre 2025 e i primi giorni di gennaio 2026 le centraline di monitoraggio della qualità dell’aria hanno registrato percentuali di PM10 e PM2.5 oltre i limiti di legge, confermando una situazione ambientale ancora complessa.
Nonostante i ripetuti blocchi alle auto più inquinanti attivati nel mese di dicembre, i valori di particolato non sono migliorati in modo significativo. A incidere negativamente sono soprattutto le condizioni meteo sfavorevoli, caratterizzate da assenza di pioggia e vento, e l’uso diffuso di riscaldamenti domestici a biomasse come camini e stufe a legna, pellet o cippato.
Secondo le analisi di Arpat e Arpat Toscana, la principale fonte di PM10 oggi non è tanto il traffico, quanto il riscaldamento residenziale e l’inefficienza energetica degli edifici. Anche nel periodo festivo si sono verificati numerosi sforamenti della soglia dei 50 microgrammi per metro cubo prevista dalla normativa.
La stazione di monitoraggio di Capannori si conferma una delle aree più critiche della regione, con un numero di superamenti annuali stimato intorno a 40 giornate, oltre il tetto dei 35 consentiti. Un dato che evidenzia come le misure emergenziali sul traffico siano utili, ma non sufficienti da sole.
Gli esperti indicano la necessità di interventi più strutturali: sostituzione degli impianti di riscaldamento obsoleti, controlli sugli abbruciamenti agricoli e incentivi per il miglioramento energetico delle abitazioni. Solo un’azione coordinata su queste sorgenti potrà ridurre stabilmente i contagi ambientali e tutelare la salute dei cittadini, in linea con le nuove raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
